ovada veduta panoramica

Alla scoperta di Ovada

Città principale della Valle Orba e della Valle Stura, Ovada è probabilmente, per il suo impianto urbanistico, la città più ligure della provincia e sa mediare tra gli elementi che la compongono formando un insieme originale ed interessante, che la configura, tutt’uno con i suoi meravigliosi dintorni, come una delle mete da preferirsi all’interno del nostro territorio.

Posta a 192 m. sul livello del mare, Ovada può godere di un clima particolarmente favorevole, lontano dalla nebbia che tanto rende famosa la parte pianeggiante della provincia di Alessandria: è proprio questo clima che consente la coltivazione del rinomato “Dolcetto di Ovada” DOC. In passato l’economia era soprattutto basata sull’agricoltura e sull’allevamento dei bachi da seta che, soprattutto nell’800, era divenuta una delle principali attività, come in molte parti dell’Italia Settentrionale. Oggi invece Ovada può vantare diverse industrie meccaniche ed artigianali. Notevole è infine, e particolarmente ben organizzata, l’attività di costruzione e di commercio di mobili.

La storia di Ovada

Con origini che risalgono ai tempi dei Romani, luogo strategico e privilegiato alla confluenza di due torrenti (l’Orba e lo Stura) e punto di passaggio pressoché obbligato sulle strade che allora dal mare portavano alla pianura, ricorda anche nel suo nome la caratteristiche del valico: “Vada” o “Vadum” indicavano infatti il punto di guado o il transito obbligato.

Nel 967 d.C. Ottone I la donò, assieme agli altri territori dell’Alto e del Basso Monferrato, al Marchese Aleramo. Passata in seguito ai Marchesi di Gavi e, da questi, ai Marchesi Del Bosco, pervenne ai Malaspina che, nel 1277, la vendettero, a più riprese, alla Repubblica di Genova. Ovada seguì quindi le sorti della Repubblica ligure, ad eccezione di un periodo di pochi anni durante i quali fu sotto il dominio dei Duchi di Milano, fino al 1814 quando, a seguito del Congresso di Vienna, passò definitivamente sotto la sovranità del Regno di Sardegna.

Ovada nei tempi recenti

Nel 1935, in seguito al crollo della diga di Ortiglieto di Molare, che provocò un’ondata di piena sul torrente Orba, l’intero borgo oltre Orba di Ovada fu raso al suolo e decine risultarono i morti ed i dispersi. Il secondo conflitto mondiale, con l’occupazione delle truppe germaniche, le loro rappresaglie ed i bombardamenti alleati, misero in ginocchio la città che seppe però sollevarsi e ricostruirsi fino a diventare, da un punto di vista produttivo e turistico, certamente una delle più attive del territorio.

I trascorsi liguri sono rintracciabili nell’impianto urbanistico ed architettonico del centro storico, nella caratteristica disposizione delle case e dei “carrugi” genovesi, con i loro colori solari anche se sbiaditi dal tempo. Tra i monumenti occorre ricordare:

  • l’antica chiesa parrocchiale di San Sebastiano, ora sconsacrata;
  • l’Oratorio della SS. Trinità e di S. Giovanni Battista, accessibile mediante un curioso ampio scalone in pietra, con il gruppo ligneo barocco della “Cassa” raffigurante la decapitazione del Battista. La processione che ha luogo, tutti gli anni, il 24 giugno ricorda il faticoso trasporto della struttura, a spalle, per tutto il Borgo Vecchio;
  • la chiesa della Concezione, detta anche dei Padri Cappuccini, frutto di un voto fatto dalla popolazione ovadese durante la peste del 1631;
  • la monumentale chiesa parrocchiale di N.S. Assunta, l’Oratorio della SS. Annunziata, la chiesa di N.S. delle Grazie.

… e poi gli antichi palazzi patrizi, le strade e le piazze che donano a questa cittadina, con il loro rincorrersi dedalico, un’atmosfera unica all’interno della nostra provincia.

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