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La zona dell’Acquese

Se l’incontro con la provincia di Alessandria è una sfida per chi sa cogliere il fascino del passato e della sua cultura nonché il gusto per la buona tavola, allora Acqui Terme e la zona dell’Acquese sono il premio per il vincitore di questa sfida, ricca come è di ogni attrazione che il nostro territorio possa offrire.

In questo territorio, i Romani edificarono un fiorente centro commerciale ed un lussuoso luogo di soggiorno con palazzi e piscine. L’acquedotto, di cui permangono ancor oggi le monumentali vestigia, è testimonianza di una tecnologia della quale tuttora è lecito stupirsi.

Ma l’Acquese non è solo Acqui, bensì anche i paesi che si adagiano sulle colline della Valle Orba, (che congiunge la città ad Alessandria), della Valle del Bormida (con paesi importanti quali Spigno e Bistagno) e della Valle Erro che invece ci portano dalla pianura all’Appennino e, attraversato Sassello, da qui al mare.

La Valle Orba è zona di borghi ricchi di storia. Tra questi Strevi, Rivalta Bormida (oggi importante centro di produzione ortofrutticola), Montaldo Bormida, Carpeneto e Cassine. Merita una particolare attenzione Strevi, la cittadina che precede Acqui per chi provenga da Alessandria. Il borgo vanta infatti un’origine che si perde nella leggenda: è la leggenda di dieci fratelli che, dopo un lungo girovagare, decisero di stabilirsi sette, dopo una colossale bevuta, tra la pianura lambita dal fiume e la collina (da questi “septem ebbrii” il nome di Strevi) e tre, sobri, su una collina verso Ovada, l’attuale Trisobbio, da “tres sobrii”. Come tutte le leggende, anche questa reca un fondo di verità all’interno di un costesto di fantasia: la verità è la fortuna ed il valore dei vigneti di Strevi, delle sue uve e dei suoi vini, dal Moscato al Brachetto, dal Barbera al Dolcetto.

Ad ogni buon conto, Strevi sa distinguersi anche nel campo storico, grazie all’attaccamento dimostrato verso la propria autonomia. Quando, nel 1799, giunse in paese il comandante francese, gli abitanti, assieme a gruppi di abitanti di Rivalta Bormida e di Visone, insorsero e cacciarono i transalpini che furono costetti a ritirarsi ad Acqui. Esaltati dal successo, gli strevesi decisero di riprendere Alessandria, già caduta in mano a Napoleone, ma, già ad Acqui, furono raggiunti da 4.000 uomini di sostegno provenienti dalla retroguardia di Torino e furono puniti: 34 case del borgo inferiore vennero bruciate e per tre giorni, come punizione, il paese venne abbandonato al saccheggio.

Cassine, che può senz’altro essere definita uno dei centri più suggestivi dell’Acquese, grazie al complesso monumentale dell’Abbazia duecentesca di San Francesco, di ispirazione romanico-gotica. Il paese sorge sulla sinistra della valle del fiume Bormida, in parte in pianura, in parte sulla collina sovrastante, dove si trova l’antico borgo. Malgrado i conflitti che ne hanno caratterizzato la storia, la parte alta di Cassine rimane un gioiello d’arte, dove, a giugno, è diventata tradizione organizzare una festa medioevale in costume che ne fa rivivere gli antichi splendori. Antico teatro di conflitti feudali, Cassine è oggi uno dei luoghi più importanti della provincia per la viticoltura e per la vinificazione.

L’Acquese, merita sottolinearlo, è terra di prelibatezze: dal fritto misto alla piemontese alla carne cruda spruzzata di tartufo, dalla bagna cauda al filetto baciato. E poi ancora la farinata, gli agnolotti, i bolliti misti caldi con bagnetto verde ed i dolci, tra i quali il tradizionale bonet. Vini di Acqui – non dimentichiamo che ci troviamo in pieno Monferrato – sono soprattutto il dolcetto ed il brachetto

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